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IL PROBLEMA DELLE RINNOVABILI

Decreto Legislativo 03/03/ 2011 n. 28

Ultimamente non si fa che parlare del Decreto sulle rinnovabili, ribattezzato come “Quarto Conto Energia”. Si tratta dell'ennesima stangata sulle imprese che rischia di avere effetti devastanti. Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili, approvato dal Governo lo scorso 3 marzo ha provocato confusione e incertezza tra gli imprenditori e mette a rischio la sopravvivenza delle 85.000 imprese del settore. Il problema principale riguarda l'incertezza in coloro che voglio investire in tale settore. Il  Governo dovrebbe ristabilire delle regole chiare per dare certezze agli investimenti delle imprese e garanzie all’occupazione.

 

A nostro avviso, le nuove regole sugli “incentivi” alle energie rinnovabili dovrebbero scoraggiare le speculazioni ma senza danneggiare gli impianti piccoli e tecnologicamente avanzati. In questo senso la revisione complessiva del meccanismo del conto energia, compresa la riduzione tariffaria, dovrebbe essere concentrata sugli impianti di grandi dimensioni e dovrebbe rispettare l’andamento del costo totale delle diverse tipologie di impianti.

 

 

Per migliorare una situazione che appare molto critica, riteniamo necessario:

 

 

- neutralizzare gli effetti retroattivi del decreto, che colpirebbero sia gli impianti in esercizio che quelli in costruzione (con il 3° conto energia per gli incentivi valeva la presentazione della domanda e non l'inizio dei lavori. Con il 4° conto energia, al contrario, rischiano l'effetto retroattivo coloro che hanno presentato la domanda ma non hanno ancora iniziato i lavori. Ad esempio, nel caso di  un impianto a terra l'impresa che ha fatto domanda ma non ha iniziato i lavori rischia una riduzione dell'incentivo tra un 6 ed un 16%.);

 

 

- semplificare le procedure autorizzative, dal momento che gli oneri di sviluppo di un impianto da rinnovabili sono in massima parte legati alla forte incertezza del procedimento e alla grande durata reale dell’autorizzazione (per il fotovoltaico 1-2 anni e per l’eolico 5 anni contro i 180 giorni previsti da linee guida nazionali).
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Inoltre, a nostro avviso non si può prescindere dall'attivarsi in merito a:

 

 

1. l'immediata emanazione di una clausola di transizione che consenta di dare certezza agli investimenti in corso (certezza che riguarda chi ha già presentato domanda ma non ha ancora iniziato i lavori, e si tratta di tantissime imprese);

 

 

2. la definizione di nuovi obiettivi di potenza elettrica da fonte rinnovabile e da fotovoltaico in alternativa ai ventilati tetti alle risorse o alla potenza installata;

 

 

3. la salvaguardia soprattutto per i piccoli impianti di produzione “a tetto” delle famiglie e delle micro e piccole imprese artigianali, commerciali, turistiche e dei servizi;

 

 

4. la razionalizzazione e riformulazione delle voci che nella bolletta elettrica sono destinate al finanziamento della gestione degli impianti. Si tratta delle risorse destinate al CIP 6 e delle altre voci di spesa non necessarie, inclusa la rimodulazione della parte fiscale, che oggi grava soprattutto sulle piccole e medie imprese. Tutte queste risorse devono essere destinate al finanziamento di nuovi obiettivi di produzione da fotovoltaico, senza gravare ulteriormente sui costi sostenuti dalle famiglie e dalle piccole e medie imprese.

 

 

E' necessario difendere il settore fotovoltaico. E' necessario prendere una posizione forte e chiara a favore di tutti gli imprenditori e lavoratori che hanno investito tutto in questo settore.

 

 

Recentemente il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, ha annunciato un tetto annuo agli incentivi per il fotovoltaico. Tale contingente annuo  sarebbe necessario perché, secondo Saglia,“nel solare c’è stata una bolla”, “gli obiettivi sono stati raggiunti con 8 anni di anticipo” e “non si può crescere all’infinito” anche perché “il sistema elettrico nazionale non regge 20mila MW di fotovoltaico”.
> Ma noi ribadiamo che gli incentivi a fonti rinnovabili come il fotovoltaico costano ai cittadini molto meno di altre forme di finanziamento in campo energetico.Se ci sono state delle bolle speculative, al limite si doveva correggere il sistema ma non abbatterlo definitivamente...

 

 

Riteniamo importante fare  chiarezza sulle cifre in gioco.

 

 

Nel 2010 il fotovoltaico è stato finanziato con 826 milioni, vale a dire con un quinto delle somme prelevate dalle bollette elettriche degli italiani attraverso la componente A 3. Ma gli incentivi alle rinnovabili hanno fatto nascere 85.000 imprese e 150.000 posti di lavoro, a differenza di altre forme di agevolazione ben più costose che di fatto si traducono in meri sussidi senza generare ne’ sviluppo ne’ occupazione.

 


 

 

Se il vero obiettivo dello stop agli incentivi alle energie rinnovabili è quello di razionalizzare e risparmiare risorse pubbliche allora bisognerebbe ripensare anche gli sconti d’imposta su energia elettrica e carburanti di cui godono alcuni settori in Italia e che valgono 3.315 milioni l’anno di minor gettito nelle casse dello Stato.

 

A questo proposito, l’Ufficio studi di Confartigianato ha analizzato voce per voce le 29 agevolazioni in vigore in materia di accise su energia e carburanti.

 

La classifica dei settori che beneficiano delle agevolazioni vede in testa il trasporto aereo, segue l’agricoltura, ed il settore del trasporto marittimo.

 

Al quarto posto per le industrie con consumi di energia superiori a 1.200.000 KWh/mese  che non pagano accise sull’energia per 241 milioni l’anno.

 

Niente sconti invece per le piccole  e medie imprese che pagano per tutti.

 

Infatti, gli imprenditori che consumano fino a 1.200.000 KWh/mese pagano per intero l’accisa sull’imposta erariale e quelli che consumano fino a 200.000 kWh/mese pagano tutta l’addizionale provinciale sull’energia. Questi due tributi contribuiscono a far lievitare al 16,4%  la pressione fiscale sul prezzo dell’energia elettrica pagato dalle Pmi.

 

Il dibattito sugli incentivi alle energie rinnovabili, infatti, non deve far dimenticare gli squilibri esistenti nella tassazione sull’energia. Se davvero si vuol rendere equo e trasparente il mercato, è indispensabile correggere anche i meccanismi di prelievo fiscale, eliminando le distorsioni che finora hanno penalizzato le piccole aziende.

 


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